Lungo le vie dello zucchero

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Rilanciamo una proposta di turismo dolce sviluppata nel lontano 2007 da FIAB in collaborazione con ItaliaNostra, la classe seconda D dell’IIS de Amicis e la Provincia di Rovigo.

Il nostro territorio un tempo era ricco di impianti attivi per la lavorazione dello zucchero e questa attività industriale ha lasciato molta architettura che oggi definiamo archeologia industriale. Il percorso proposto, rimaneggiato e aggiornato, si sviluppa per circa 50km in un anello che da Rovigo porta a Polesella e ritorno, toccando quello che questa industria ci ha lasciato e l’evoluzione del territorio nell’ultimo secolo.

TRACCIA GPX DEL PERCORSO (50km)

Punti di interesse e brochure scaricabile:

  • CENSER: Il complesso industriale nasce agli inizi del secolo scorso ad opera della soc. italiana per l’industria dello zucchero indigeno. Attualmente, oltre ad un centro espositivo comprende un laboratorio di Veneto Nanotech dell’Università di Padova che si occupa di studiare l’impatto delle nanotecnologie sulla salute, sull’ambiente e sugli aspetti etici e sociali. Il Centro vanta strumentazione d’eccellenza.
  • Istituto agrario Munerati di Sant’Apollinare: L’Istituto Agrario è dedicato alla figura di Ottavio Munerati. Nato a Costa di Rovigo nel 1875, si laureò alla Scuola Superiore di Agricoltura di Portici (Napoli). Munerati inizia una lunga opera di miglioramento
    genetico incrociando semi di provenienza straniera con la Beta Marittima che raccoglie nelle dune fossili del Delta del Po. Tra le coltivazioni allora in uso, individuò la barbabietola da zucchero come motivo di progresso tecnico agronomico per il mondo agricolo polesano. Diresse un importante centro di ricerca sulla barbabietola da zucchero a Granzette (Ro) la cui organizzazione venne
    riprodotta negli Stati Uniti.
  • Polesella:
    Borgo Santa Maura: Agli inizi del secolo scorso c’era un borgo vivo, proteso sul fiume, con tante case pittoresche e un mulino, tale e quale quello descritto da Bacchelli nel ‘Mulino del Po’. Abbandonato per la pericolosità del fiume, ritrova nuova vita con il recupero architettonico ad uso abitativo e commerciale.
    Ex-Zuccherificio: L’ex zuccherificio di Polesella la cui ultima proprietaria fu, dalla metà degli anni ’50, la società ‘Eridania’, dava lavoro ad 80 operai e 35 impiegati stabili, cui si aggiungevano circa 300 avventizi durante le campagne, l’ultima delle quali si tenne nel 1980 e durante le quali venne accreditata una stima lavorativa di fino a 60000 quintali di barbabietole al giorno. Attualmente è di proprietà della Società Gherardi S.p.a. che lo utilizza soprattutto come deposito di vari prodotti agricoli (grano, granoturco, soia).
  • Bresparola: La botte Paleocapa è un manufatto in pietra che permette, con la
    sua particolarità costruttiva, l’incrocio di due canali con livelli diversi. Venne costruita nel 1566 a seguito di determinazione del magistrato Veneto sopra i Beni inculti. La lunghezza delle canne è di circa m. 50 e appartiene al tipo di botti a
    sifone.
  • Arquà Polesine: Una curva, “arcuata” dà il nome ad Arquà. Nel 1146 Guglielmo III dei Marchesella, signore di Ferrara, vi fece costruire un castello per difendersi dagli Estensi che ne presero poi il dominio. Nel 1482, i veneziani acquisirono definitivamente il castello ed il territorio di Arquà e, bonificandolo, lo resero più fertile. Il castello acquisito dalla famiglia veneta Diedo venne restaurato, abbellito con affreschi e convertito a casa colonica con le importanti barchesse e granai.
    Ad Arquà Polesine, la società Ceresio nel 1924 avvia la produzione in uno zuccherificio progettato da una ditta cecoslovacca che si occupa anche della progettazione degli apparati meccanici e delle attrezzature necessarie alla lavorazione. A testimoniare la presenza dell’antica fabbrica oggi resta soltanto una parte della facciata principale, completamente trasformata nell’ambito di un piano di lottizzazione che ha suddiviso la proprietà per accogliervi attività commerciali ed artigianali.
  • Grignano Polesine: La Comuna di Grignano Polesine era in origine un possedimento
    dell’Abbazia di Pomposa concessa in enfiteusi agli abitanti del villaggio per sei pesci cavedani e tre denari piccoli fino al 1426. Attualmente, la Comuna è gestita dagli Antichi Beni Originari e, ogni 5 anni, i terreni vengono ripartiti fra i discendenti maschi delle famiglie originarie di Grignano che abbiano compiuto il sedicesimo
    anno di età e risiedano in paese. La ripartizione del fondo avviene tramite estrazione a sorte all’interno del Pavaion il 21 marzo.
    Sul tema dell’archeoliga industriale segnaliamo la Fornace Fonti.

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